lunedì 1 agosto 2022

Oltre le "Barricate" - Parma 1922 - Italia 2022

BARRICATE DEL 1922

Nell’estate del 1922, in seguito all’inasprirsi delle violenze fasciste contro le organizzazioni e le sedi del movimento operaio e democratico, l’Alleanza del Lavoro proclamò per il 1° agosto 1922 uno sciopero generale nazionale in “difesa delle libertà politiche e sindacali”. Contro la mobilitazione dei lavoratori si scatenò la violenza delle squadre fasciste lungo tutta la penisola.

L’Alleanza del Lavoro sospese lo sciopero il 3 agosto, ma le aggressioni aumentarono e solo in poche città fu organizzata la resistenza alle azioni delle camicie nere. Le spedizioni punitive ebbero così un totale successo con la distruzioni di circoli, cooperative, sindacati, giornali ed amministrazioni popolari.

A Parma, sola eccezione, gli sviluppi dello sciopero furono ben diversi: la città divenne teatro di una resistenza armata alle squadre fasciste che, dopo cinque giorni di combattimenti, risultò vittoriosa. I lavoratori avevano risposto compatti allo sciopero e, forti delle tradizioni locali del sindacalismo rivoluzionario, mostrarono ancora una volta grande capacità di mobilitazione e di combattività.

Con la locuzione fatti di Parma s’intende l’assedio operato dagli squadristi, comandati prima da un quadrumvirato locale e successivamente da Italo Balbo, alla città di Parma in cui si trovavano asserragliati gli Arditi del popolo e le formazioni di difesa proletaria, all’inizio dell’agosto 1922.

Nei primi giorni di agosto vennero perciò mobilitati dal PNF (Partito Nazionale Fascista) circa 10.000 uomini per l’occupazione di Parma, giunti dai paesi del parmense e dalle province limitrofe. La popolazione dell’Oltretorrente e dei rioni Naviglio e Saffi si prepara all’aggressione, innalzando barricate e scavando trincee, volendo difendere ad oltranza le sedi delle organizzazioni proletarie e di quelle centriste conoscendo le devastazioni che i fascisti avevano compiuto in altre località, come nel ravennate, guidati proprio da Italo Balbo. Mentre a livello nazionale lo sciopero si esaurisce in un fallimento completo, a Parma l’idea di resistere si radica sempre di più. Nei quartieri popolari i poteri istituzionali passano al direttorio degli Arditi del Popolo comandati da Guido Picelli. Il 6 agosto, su consiglio anche dell’ufficiale militare al comando della locale Scuola di Applicazione militare, Lodomez, ma soprattutto resisi conto dell’impossibilità di conquistare la città senza scatenare una vera e propria guerra, che avrebbe provocato una carneficina, i fascisti passarono il controllo dell’ordine pubblico all’esercito, impegnandosi a ritirarsi. Fonte: https://www.testeparlantimemorie900.it/

Sembrano davvero lontani i tempi in cui, mossi dalla forte necessità di resistere, i cittadini, i sindacati, e la politica si univano per respingere il nemico "oppressore" fascista.

Il tempo sembra aver cambiato le vicissitudini, negli ultimi anni, soprattutto a sinistra, i partiti hanno preferito dividersi, per rincorrere contenuti distanti, a volte, solo per qualche sfumatura cromatica, piuttosto che unirsi e rilanciare il Paese, insieme e da sinistra, con riforme necessarie. 

In quel 1922 a Parma gli scontri coinvolsero attivamente tutta la popolazione e venne superata ogni polemica politica tra le diverse tendenze: arditi del popolo, sindacalisti corridoniani, confederali, anarchici (Antonio Cieri comandò la resistenza del rione Naviglio), comunisti, popolari, repubblicani e socialisti combatterono, fianco a fianco, le squadre delle camicie nere.

Una lezione di UNITA' che non può essere dispersa ne dal tempo ne da facili populismi, una lezione di RESISTENZA che è utile oggi più che mai, alla vigilia di una tornata elettorale tra le più complicate ed importanti degli ultimi tempi. Una lezione di modernità da ricordare a chi si candita a Rappresentare i valori della Sinistra Riformista. 

Nelle settimane che ci dividono da questa importante tornata elettorale saranno fondamentali le nostre capacità di gurardare oltre quelle "Barricate" e di aprire le nostre sedi, e le nostre liste, a quella società civile che, da molto tempo invano, reclama un centro sinistra capace di rinnovarsi, costruendo un nuovo fronte democratico e liberale che sappia andare oltre le "Barricate", oltre la "Resistenza" per combattere nuovi "sovranismi" e facili "populismi".

Consiglio di lettura: "Oltretorrente" di Pino Cacucci.

Un abbraccio democratico,

Circolo PD Monte San Vito






martedì 8 marzo 2022

Le Donne verso un “Concetto di Parità”

Le Donne verso un “Concetto di Parità”

La parità di diritti tra i sessi, che in molti paesi del Mondo tendiamo a dare per scontato oggi, è in realtà l'esito di lunghe e faticose battaglie da parte di movimenti di emancipazione femminile, grazie ai quali ricordiamo l'8 Marzo come la Giornata Internazionale della Donna.

Gli albori del movimento femminista lo troviamo in Mary Wollstonecraft, scrittrice britannica che nel suo testo "Rivendicazione dei diritti della donna", sostiene con fermezza che le donne non sono inferiori agli uomini, ma piuttosto che la loro condizione di subordinazione deriva da una diversa educazione. 

In questi stessi anni in Gran Bretagna iniziano a formarsi i primi circoli femminili che diventeranno dei veri e propri movimenti organizzati, come il "Movimento delle suffragette" che ottiene il diritto di voto nel 1918. Seguirono le donne statunitensi che poterono votare nel 1920 mentre le donne italiane dovranno aspettare la fine della Seconda Guerra mondiale e solo nel 1946 andranno al voto.

Non bisogna dimenticare che i movimenti femministi contribuiscono alla creazione dei primi veri CENTRI ANTIVIOLENZA, per assistere le vittime di violenza domestica, ma non solo.

Tra pandemia, guerre alle porte e la situazione politica italiana ci siamo persi ancora… problemi di licenziamenti per aziende che sembravano solide, il covid che ancora ci portiamo dietro… la situazione femminile non sembra accennare a miglioramenti: continuano i femminicidi, le donne costrette a restare a casa quando hanno i figli in didattica a distanza e/o in quarantena.

Il nostro pensiero al momento va soprattutto alle migliaia di donne ucraine che si sono trovate a dover sostenere il peso di salvarsi (al tredicesimo giorno di una guerra assurda), scappare negli Stati limitrofi per cercare di sopravvivere mentre i loro figli adolescenti, fratelli, padri e compagni sono stati richiamati a combattere per la patria; donne costrette a rifugiarsi nei bunker quando suonano le sirene, non poter andare a lavorare, avere difficoltà a reperire sostentamenti per loro ed i loro figli e le persone anziane a loro carico, alle donne che partoriscono nelle metropolitane e nei rifugi di fortuna, nei campi profughi, alle donne che hanno visto distruggersi la casa dopo tanti sacrifici fatti e quelle madri che hanno visto morire i propri figli a causa di bombardamenti inutili.

Non dimentichiamoci delle donne russe che stanno anch’esse subendo il peso di decisioni politiche inammissibili: non scappano da sparatorie ma sono sempre più isolate dal resto del mondo grazie alle sanzioni inflitte dall’Occidente. Le madri dei soldati russi che non sapevano dove stesserei andando ne cosa li avrebbe aspettati… 

Il pensiero va anche a tutte le ragazze che hanno trovato il coraggio di scendere nelle piazze russe e protestare per le decisioni del loro capo politico ed ora si trovano nelle carceri.

Cosa stiamo facendo noi donne nel 2022? 

Le future generazioni che ci governeranno sono allo sbando, ci sono ragazze che seguono l’esempio di Greta Thunberg e lottano per le cause ambientaliste e non solo mentre altre vivono solo per apparire, seguire le influencer e crescere nella futilità.

La direzione di Psych and Crime

Dott.ssa Paola Loreto e Dott.ssa Giorgia Martelli

mercoledì 9 febbraio 2022

10 febbraio: Giorno del Ricordo

Il 10 febbraio, Il Giorno del Ricordo. 

Istituito dal Parlamento (con legge n.92 il 30 marzo 2004) per ricordare una pagina angosciosa che ha vissuto il nostro Paese. Il "giorno del ricordo" serve a mantenere accesa la memoria sulle atrocità di un epurazione su base etnica e nazionalistica volutamente e spietatamente pianificata. Le foibe, con il loro carico di morte, di crudeltà inaudite, di violenza ingiustificata e ingiustificabile, sono il simbolo tragico di un capitolo di storia, ancora poco conosciuto e talvolta addirittura incompreso, che racconta la grande sofferenza delle popolazioni istriane, fiumane, dalmate e giuliane“.

Accanto al Giorno della Memoria dedicato alle vittime dell'Olocausto, il Giorno del Ricordo si lega alle violenze e uccisioni avvenute in Istria, Fiume e Dalmazia tra il 1943 e il 1947.

La data non è casuale, infatto il 10 febbraio 1947 furono firmati i trattati di Pace a Parigi con il quale si assegnavano l’Istria, Quarnaro, Zara e parte del territorio del Friuli Venezia Giulia alla Jugoslavia. I territori in questione erano stati assegnati all’Italia con il Patto di Londra, mentre la Dalmazia venne annessa a seguito dell’invasione nazista in Jugoslavia.

Con il ritorno di questi territori alla Jugoslavia, ebbe inizio una rappresaglia feroce che colpì molti cittadini italiani innocenti, ritenuti implicitamente colpevoli di aver vissuto sotto il regime fascista. Fino a configurare quella che oggi gli storici descrivono come una vera e propria pulizia etnica: prigionia, campi di lavoro forzato e morte nelle foibe coinvolsero fra le 4.000 e le 5.000 persone, secondo una stima ancora approssimativa, comprese le salme recuperate e quelle stimate nonché, oltre a quanti furono infoibati, i molti che morirono nei campi di concentramento jugoslavi. Molti riuscirono a fuggire: un esodo di massa che coinvolse tra le 250 mila e 350 mila persone tra il 1945 e il 1956.

Le foibe sono insenature naturali formate da grandi caverne verticali presenti in Istria e Friuli Venezia Giulia.V eri e propri inghiottitoi naturali, molto diffusi nelle zone carsiche: la cavità si restringe scendendo in profondità per poi chiudersi e riallargarsi in un bacino, una forma che rende difficile la risalita e i soccorsi. Gli eccidi delle foibe commessi dai partigiani jugoslavi vedevano le vittime spesso gettate vive in queste cavità.

Il numero delle vittime italiane rimarrà imprecisato. I partigiani jugoslavi di Josip Broz Tito le presero perché italiane, nella Venezia Giulia, il Quarnaro e la Dalmazia, e le gettarono in profonde insenature, denominate Foibe. Le precipitarono vive, legate, i vivi con i morti, a morire per la caduta o più lentamente e atrocemente. Quel che si ritrovò non era contabilizzabile e ci si dovette accomodare alle stime: fra le 3 e le 5 mila persone, fino a 11 mila. La popolazione italiana fuggì da quei luoghi e da quelle città, che avevano nomi e storie italiane, lasciandosi alle spalle i morti e la propria vita. All’incirca 350 mila persone.

Molti italiani furono massacrati perché italiani e perché parlavano l’italiano, e prima furono degli italiani a massacrare chi, in quei luoghi, non era italiano e non parlava la nostra lingua. L’Italia fascista s’avventurò su quella strada per “spezzare le reni alla Grecia”, come tronfio annunciò colui che condusse l’Italia alla rovina materiale e morale: Benito Mussolini. Fu un disastro, cui l’esercito italiano non era preparato. Sarebbe dovuto servire per dimostrare a Hitler di cosa si era capaci, servì a chiarire di quanto si era incapaci. Così gli italiani furono soccorsi dall’alleato nazista.

Nello stazionare in quei luoghi gli italiani coprirono le azioni degli Ustascia, croati schierati al fianco dei nazifascisti. Di loro le SS naziste sottolineavano l’eccessiva ferocia e il sadismo. Considerata la fonte della critica sarà bene provare anche solo a immaginare cosa fecero. Quando la guerra ribaltò le forze e gli aggressori furono aggrediti fin dentro i loro paesi e fino alle loro capitali, Berlino e Roma, quel sangue ancora scorreva, chiamandone altro, copioso e di civili inermi, senza distinzione di sesso ed età.

Atrocità che non vanno ne negate ne tantomeno taciute, sarebbe questo un ulteriore crimine a oltraggio di quelle vittime. Un ricordo davvero tragico dove è sottile il confine tra la dolorosa memoria dell’orrore che si praticò e di quello che si subì. Su una cosa dobbiamo però essere chiari, perentori, lo dobbiamo fare almeno per le generazioni future, dichiarando tutti pubblicamente ed a voce alta che quel modo di ragionare produsse solo miseria, morte e disonore. La lezione deve essere il ripudio con ogni forza di quel modo di ragionare. Avere a lungo negato le Foibe o supporre di raccontarle fuori dalla loro storia, sono solo modi per riuscire a non capire e non imparare. È questo che ci siamo lasciati alle spalle costruendo quel che non si era mai visto prima: un’Europa senza guerre. Ma non basta averlo alle spalle, serve averlo sempre davanti agli occhi. Un ricordo acceso di quelle atrocità per evitare a noi stessi ed ai nostri figli di ripercorrere cosi miseri sentieri di egoismi e di povertà d'animo.

Il Circolo PD di Monte San Vito invita tutti a non chiudere gli occhi davanti a nessuna violenza, a nessuna sofferenza, perché la violenza non ha colore: è violenza e basta. 

Un abbraccio commosso,

la Redazione






mercoledì 26 gennaio 2022

Giornata internazionale della Memoria

 

GIORNO DELLA MEMORIA

Ricordare solo per un giorno i fatti legati a questa ricorrenza può essere del tutto ingeneroso, se non offensivo. Molto spesso altro non è che assolvere ad un obbligo in un modo distratto, quasi meccanicamente rituale e solo di maniera. Vedasi nella pratica quello che, ad esempio, accade anche rispetto al giorno dedicato alla violenza sulle donne: tanti propositi, tante parole spese, mentre nel concreto le morti continuano e l'oltraggio cresce. I fatti di Milano di fine anno sono paradigmatici in tal senso.

È urgente, quindi, uscire da questa mera routine e interiorizzare il senso vero di queste ricorrenze, agendo di conseguenza in modo fattivo e pienamente consapevole. La Giornata della Memoria vuole mantenere vivo il ricordo delle atrocità perpetrate dal nazifascimo verso le minoranze quali Ebrei, Rom, Sinti, individui con disabilità mentali o di altro orientamento sessuale e oppositori politici.

Tutto ciò fu possibile anche per mezzo di una campagna mediatica costruita ad hoc da Goebbels, ministro della propaganda della Germania nazionalsocialista di Hitler, con il concorso di diversi strati della società tedesca. Tale propaganda basata su falsità, su disvalori senza alcun fondamento umano, individuando nelle minoranze i fattori di debolezza e di disagio della nazione e prendendo di mira i più deboli, fece breccia in un popolo che usciva da una situazione gravosa conseguente alla sconfitta nella Grande guerra e che era provato da anni di sanzioni economiche e di indigenza. Il “caporale” Hitler con i suoi futuri gerarchi costruì il “mostro” che portò alla Seconda guerra mondiale, sacrificando sull’altare della potenza tedesca il concetto stesso di rispetto per l’umanità.

Nel 1938 anche il Mussolini in Italia emanò le leggi razziali, contribuendo attivamente in seguito alla persecuzione e alla deportazione delle minoranze, non solo per compiacere Hitler e inseguire il mito della superiorità ariana, ma anche perché l’idea di intolleranza verso i deboli e i germi del razzismo erano già insiti nell’abominevole ideologia del Fascismo stesso.

Almirante, uno dei principali difensori delle leggi razziali, nel 1962, molti anni dopo l’emanazione di quelle vergognose leggi e in piena Repubblica, sul “Corriere della sera” dichiarava :

 “Il razzismo - scriveva il futuro segretario del Msi - ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri.”

Questi è il padre politico e il riferimento della Meloni e del suo partito, FdI. A molti anni da quella dichiarazione, è, ahimè, lecito il sospetto che questo pensiero non sia stato davvero sconfessato e resta il dubbio che nelle pieghe della Destra italiana, tutt’altro che moderna, aleggino ancora pensieri e posizioni non distanti dalla retorica razzista e fascista, una retorica che, come ci dice la cronaca, spesso si concretizza in atti indegni di violenta intolleranza.

Ecco, nel ricordare il Giorno della Memoria è necessario chiedersi e verificare se oggi siano stati rimossi davvero i fondamenti ideologici che portarono al dramma delle dittature fasciste e alla tragedia del genocidio.

Solo grazie alla democrazia e ai cittadini che hanno memoria di quel tempo si può evitare di ricadere di nuovo in quell’abisso di male, ma ciò non significa che si debba abbassare la guardia o ci si possa permettere di non mantenere l’attenzione su ogni rigurgito nostalgico o su ogni atteggiamento che, con operazioni intellettualmente e consapevolmente disoneste, si vuole far passare per folkloristico, mentre contiene, più o meno latenti, i semi dell’odio e dell’intolleranza. I meccanismi della comunicazione che fanno crescere il consenso verso la destra non sono dissimili da quelli su cui si basava la propaganda nel passato: profughi e immigrati vengono additati come nemici degli Italiani, come parassiti che vivono alle nostre spalle, come responsabili del disagio economico e della povertà di molte famiglie; agitando lo spauracchio della perdita di identità nazionale, di attentato ai valori tradizionali si parla, addirittura, di sostituzione della razza e di una sorta di “meticciamento”.

Inoltre, in diverse realtà amministrate dalla destra “moderna” si emanano regolamenti per non riconoscere diritti a chi non è italiano, anche se regolare e paga le tasse che contribuiscono ai lauti stipendi degli amministratori stessi. Non entriamo poi, nel merito dello sfruttamento di persone disperate nei campi e nelle fabbriche del Nord.

Esponenti della destra italiana, anche inquadrati in formazioni come FdI e Lega, inneggiano alla possibilità di sparare sui barconi di profughi che solcano il Mediterraneo o addirittura plaudono alla morte di essere umani, colpevoli soltanto di essere “diversi” e di desiderare di vivere con dignità.

Se, veramente, vogliamo onorare il Giorno della Memoria, allora abbiamo il dovere di farci parte attiva, non solo nell’agire quotidiano e nell’esercitare la solidarietà verso i più deboli, ma anche esercitando consapevolmente il proprio diritto di cittadini in cabina elettorale, difendendo e coltivando la democrazia, al fine di evitare, un giorno, di rimpiangere di essere stati indifferenti. 

In commossa Memoria,

La Redazione

 

mercoledì 22 dicembre 2021

Contributi per la migliore politica Don Luigi Sturzo continua a parlarci…

Prima parte dell’intervista al prof. Ernesto Preziosi

Dopo l’intervista a Giorgio Benigni su Antonio Gramsci, presentiamo l’intervista su don Luigi Sturzo rivolta al prof. Ernesto Preziosi.  Nella precedente Legislatura, Preziosi è stato deputato, eletto per il PD, membro della Commissione Bilancio. Dirige il Centro di Ricerca e Studi Storici e sociali ed ha promosso Argomenti2000, associazione di amicizia politica. Tra i suoi recenti saggi: Un altro Risorgimento. Alle origini dell’Azione Cattolica per una biografia di Giovanni Acquaderni, San Paolo edizioni e la curatela di Ci vorrebbe un pensiero, Edizioni Vita e Pensiero, sui 100 anni dell’Università Cattolica. Nel 2015 è venuto al centro Carlo Urbani di Monte San Vito per presentare il suo libro Una sola è la città (Ave).  

Gentile Prof. Preziosi, grazie per il tempo dedicatoci.

Vorrei iniziare con questa domanda: sono 150 anni dalla nascita di don Sturzo. Tra le sue molte opere ed innovazioni, per cosa ricordiamo don Sturzo?

Oltre ai 150 anni dalla nascita, vorrei ricordare che due anni fa è ricorso il centenario dell’Appello ai liberi e forti del 1919, quando don Sturzo ed altri uomini hanno fondato il Partito popolare italiano. L’ importanza del richiamo ai liberi e forti va considerato sia come spinta morale che in termini di metodo. I credenti operano nei diversi contesti storici, offrendo risposte, dando vita a strumenti, che ritengono idonei a raggiungere il fine che è legato al senso stesso dell’impegno politico del cristiano: operare non già per sé o per gli interessi della Chiesa, bensì per il bene comune.

Don Sturzo nasce come un fungo? Oppure il contesto ecclesiale del tempo lo ha aiutato?

Il contesto ecclesiale è fondamentale, penso alla enciclica Rerum Novarum del 1891, prima enciclica che affronta i temi del lavoro, del capitalismo, dei diritti e doveri del lavoratore. Il papa fu Leone XIII, papa Pecci. Papa Pecci inaugura la dottrina sociale della Chiesa, dove tematiche come il lavoro, la società, lo Stato, la centralità della persona umana vengono riaffermate nel contesto della modernità figlia dei Lumi e del Romanticismo. 

Don Sturzo è passato alla storia del Novecento come fondatore del PPI, una partito di programma, non confessionale, nel gennaio del 1919. Dal punto di vista della cultura politica e dei rapporti con il movimento cattolico, cosa accade con la fondazione del PPI nel 1919?

Fondando il PPI, Sturzo mette di fatto fuori gioco i blocchi clerico-moderati e  le relative intese, iniziate già nel 1904, proseguite nelle elezioni di cinque anni dopo e nel 1913 con il Patto Gentiloni. Sturzo, sempre contrario a queste intese, con la sua iniziativa tenta di raccogliere intorno alla proposta programmatica anche quelle che sono le differenti anime del cattolicesimo italiano. 

Don Sturzo non fu solo, quando lanciò l’Appello ai liberi e forti. Quali personalità erano con lui?

Erano diverse e variegate. C’era il conte Santucci, persona ben introdotta in Vaticano e che esprime un orientamento conservatore. Accanto troviamo il murriano pratese Giovanni Bertini (eletto in Parlamento nel 1913 nel collegio di una cittadina a voi vicina, Senigallia), già aderente alla lega democratico-cristiana. Gli agrari della Sicilia sono rappresentati da Antonino Pecoraro, mentre da Rovigo viene l’avvocato Umberto Merlin organizzatore di leghe contadine e operaie. Presente anche Antonio Boggiano-Pico, espressione dell’industria siderurgica e metallurgica genovese.


Può aiutarci meglio a capire i rapporti con il movimento cattolico, con le parrocchie, ed in particolare con l’Azione Cattolica?

Stefano Cavazzoni esponente cattolico milanese, valutava come opportuno il legame del PPI con l’Azione Cattolica. Don Sturzo suonava tasti diversi, cioè quelli della opportuna distinzione. La coscienza politica di un partito nazionale- collegato da un capo all’altro d’Italia - opera non attraverso gli organismi di Azione Cattolica, ma nella coesione spirituale, nella fiducia operativa delle persone. La distinzione, più che il legame. Pur rimanendo fondamentale la formazione delle coscienze, che era ed è un compito specifico dell’Azione Cattolica.

Che idea aveva don Sturzo dei partiti politici?

Per lui, il compito specifico dei partiti politici in democrazia è quello di organizzare il corpo elettorale, prepararlo ed educarlo alla vita pubblica; di essere  intermediario tra gli organismi sociali, il potere delle amministrazione ed i cittadini; di aiutare i cittadini nella difesa dei propri diritti, indurli allo scrupoloso adempimento dei doveri pubblici, correggerne l’istinto demagogico e indirizzare al servizio del pubblico la impulsiva passionalità delle masse.

Nel prossimo post, proveremo ad attualizzare il pensiero di don Luigi Sturzo, sempre in compagnia di Ernesto Preziosi…

Per approfondire:

G. Bianchi, Dopo  Moro: Sturzo, Morcelliana, 2000

L. Ceci, Don Luigi Sturzo, il profeta coraggioso dei temi moderni, SEI, 1996

G. De Rosa, Il primo anno di vita del Partito Popolare Italiano, dalle origini al congresso di Napoli, La nuova cultura, Napoli, 1969.

A. Dessardo, Educazione e Scuola, Studium, 2021

E. Preziosi, Cattolici e presenza politica, Scholé- Morcelliana, 2020

Giandiego Carastro

mercoledì 8 dicembre 2021

Vaccini, pronti al via per l'età pediatrica

 

VACCINO COVID IN ETA’ PEDIATRICA

Dopo mesi di studio e di test la scienza è arrivata al vaccino contro il Sars-Covid-2 per la fascia di età dai 5 agli 11 anni. Un età delicata che però, al netto delle ovvie preoccupazioni, ha finalmente la possibilità di immunizzarsi. Finalmente, in data 1 dicembre 2021, la Commissione Tecnico Scientifica di AIFA ha autorizzato l’utilizzo del vaccino Comirnaty di Pfizer-BionTech contro il Sars-Cov-2 nella fascia di età 5-11 anni. La dose del prodotto sarà pari ad 1/3 rispetto a quella delle età successive e la modalità e i tempi di somministrazione saranno gli stessi (2 iniezioni intramuscolari a distanza di 3 settimane).

CERCHIAMO DI CAPIRE PERCHE’ VACCINARE I BAMBINI?

DATI NEL MONDO:

Quasi 6.3 milioni di bambini hanno contratto il Covid-19 dall’inizio della pandemia;

Più di 22.400 bambini sono stati ricoverati per il Covid-19

Si sono verificati 605 decessi per il Covid nella fascia di età 0-18 anni

Più di 3000 pazienti pediatrici hanno avuto complicanze cardiache da Covid-19; di questi 46 sono deceduti

DATI IN ITALIA:

NON DOBBIAMO DIMENTICARE:

L’infezione da Covid-19 comporta un rischio di miocardite tra le 16-18 volte più elevato rispetto ai non infetti

Il rischio di miocardite da Covid è 6-34 volte più elevato rispetto alla miocardite post-vaccinale

I bambini sono serbatoio di infezione.

Al netto di questi dati, e coerentemente con la nostra sensibilità a favore della vaccinazione, seppur con il massimo rispetto per le singole e personali posizioni sul tema, riteniamo che questa scelta, per quanto delicata per un genitore, possa rappresentare un ulteriore passo, immensamente importante, verso l’abbattimento definitivo della circolazione del virus. 

Ogni avanzamento della scienza in questo campo rappresenta un difesa in più per quelle “libertà” che gradualmente stiamo cercando di recuperare, oggi regolamentate dai green e super green pass.

Con immensa speranza,

La Redazione


sabato 4 dicembre 2021

Contributi per la migliore politica Perché Gramsci ha ancora qualcosa da dirci! Seconda Parte

Perché Gramsci ha ancora qualcosa da dirci!

Seconda parte dell’intervista al dott. Giorgio Benigni

….Continuiamo l’intervista al dott. Giorgio Benigni sul pensiero di Antonio Gramsci…

In quali campi del sapere (diritto, sociologica, scienze, tecnologia) il pensiero di Gramsci andrebbe ripreso con vigore?

Di fatto a questa domanda ho già risposto: il posto di Gramsci rientra sia nell’ambito dei filosofi della politica che degli scienziati della politica. Ad esempio, si può pensare ad un parallelismo tra il concetto di egemonia e quello coniato dalla scienza politica di “rendimento istituzionale”. Ma poi Gramsci è anche un critico letterario e un suo posto lo deve avere anche nel campo della filosofia estetica.

Durante la Agora democratica sul ruolo degli intellettuali, svoltasi l'8 novembre, hai citato proprio Gramsci, per le sue riflessioni sul moderno principe, cioè il partito. Perché il PD dovrebbe tornare a frequentare Antonio Gramsci?

Il PD è nato fuggendo Gramsci, la sua solidità, il suo rigore intellettuale ed analitico. E’ nato senza un pensiero, è nato all’insegna della personalizzazione e della leggerezza. Penso all’inconsistenza di una delle allora parole chiave, quella della “contaminazione delle culture”, ecco penso che Gramsci avrebbe inorridito all’idea di un partito nascesse per contaminazione. Tornare a Gramsci significa innanzitutto tornare a studiare.

Ti conosco come cattolico gramsciano. Quali legami tra mondo ecclesiale ed il pensiero di Antonio Gramsci? Nel precedente post ho abbinato la figura di Gramsci a quella di don Luigi Sturzo...che ne pensi? Il Magistero di Papa Francesco ha suggestioni popolane, popolari, di popolo. Sarebbe piaciuto a Gramsci?

Un grande rispetto per Don Sturzo e per I popolari si coglie da tutti gli scritti gramsciani, sia quelli da giornalista sui quotidiani politici sia quelli della prigione. Addirittura in alcuni passaggi viene suggerito un accostamento tra Sturzo e Lutero e il PPI come il soggetto in grado di realizzare una sorta di riforma protestante in Italia. Gramsci è seriamente interrogato dal partito dei “liberi e forti”; non lo liquida come una scontata e anacronistica operazione politica di restaurazione. Ne coglie le novità che sono appunto quelle di un laicato cattolico che vuole diventare classe dirigente e che non si fa più comandare a bacchetta dalle gerarchie ecclesiastiche.

Come valuti la esperienza di questo blog: stiamo facendo memoria di una figura del PCI e di una della DC, per andare alla ricerca di esempi di una migliore politica…

Io ho sempre pensato che la memoria sia fondamentale. Sono laureato in storia e quindi mi viene facile. Se devo pensare ai grandi padri di quello che doveva essere prima l’Ulivo e poi il Partito Democratico non ho dubbi che queste radici siano negli anni 20 del ‘900 e nelle biografie di Luigi Sturzo, Antonio Gramsci e Piero Gobetti.

Stiamo dedicando gli ultimi post di questo ciclo storico a figure che vissero e subirono il fascismo: Togliatti e De Gaperi, Gramsci e Sturzo e poi Terracini e Donati. Cosa vuol dire essere antifascisti oggi? Tanto più che il PD ha cambiato recentemente il proprio Statuto, esplicitando la natura di partito antifascista.

Ecco… potreste intanto cominciare aggiungendo Gobetti, un ragazzo di una rarissima brillantezza intellettuale, che pure da posizioni laiche, capì la portata rivoluzionaria dell’invenzione del partito popolare e dei cattolici impegnati in politica, morto a 25 anni a Parigi forse anche a causa delle percosse e dai pestaggi subiti dagli squadristi quando era in Italia. Penso che partire da queste tre figure, tre cercatori di verità e di libertà, Sturzo, esiliato dal fascismo, Gramsci incarcerato dal fascismo, Gobetti esiliato, bastonato e di fatto ammazzato dal fascismo sia il miglior modo per affermare il carattere consustazialmente antifascista del PD.

Concludiamo, con una domanda di attualità politica: cosa possiamo aspettarci dalla Giunta Gualtieri?

Sicuramente molta serietà. Mi hanno poi molto colpito le visite in Vaticano al Papa e a Parolin in vista del Giubileo. Ha capito che la Capitale non si governa contro il mondo cattolico ma in alleanza con esso.  

Ringraziamo il dott. Giorgio Benigni per queste sue parole competenti e stimolanti. Speriamo di poter continuare la collaborazione nei prossimi anni.

… La prossima intervista riguarderà il pensiero di Don Luigi Sturzo.

Giandiego Carastro


martedì 30 novembre 2021

Contributi per la migliore politica: Perché Gramsci ha ancora qualcosa da dirci! Prima parte

Perché Gramsci ha  ancora qualcosa da dirci!

Prima parte dell’intervista al dott. Giorgio Benigni

Il precedente post è stato dedicato alla presentazione congiunta delle figure di Antonio Gramsci e don Luigi Sturzo.  Adesso, approfondiremo il pensiero di Antonio Gramsci, con una intervista al dott. Giorgio Benigni, analista di politica interna e internazionale, dottore di ricerca in diritto costituzionale italiano e comparato, dirigente PD nel Primo Municipio di Roma, assiduo conoscitore del pensiero di Antonio Gramsci..

Grazie, Giorgio, per aver accolto l’invito a rispondere a questa intervista. Tu hai una intensa esperienza di militante e dirigente del PD in un quartiere centrale di Roma come l’ Esquilino. Puoi parlarci brevemente della vita del tuo circolo PD nella tua realtà territoriale?

Abbiamo tenuto in piedi una comunità politica in uno dei rioni più popolosi e problematici del Primo municipio di Roma pur non avendo ormai da 8 anni, una sede fisica dove riunirci. Siamo stati tra i primi ad utilizzare le piattaforme informatiche in tempi di pandemia ed avviare una serie di incontri e confronti di livello in questa modalità. La tradizione è quella di un circolo anticonformista, dove si ritrovano persone libere che non devono obbedire o “rispondere” a niente e nessuno. Penso che in questi 18 mesi abbiamo dato vita a una sorta di scuola di politica per la qualità e quantità di interventi che abbiamo saputo mettere organizzare.

Ai giovani di oggi, come presenteresti Antonio Gramsci?

Gramsci è stato un uomo che ha cercato sempre la verità. Questo sia prima di andare in carcere che durante la prigionia. Poi è stato un figlio, un marito, un padre attentissimo alle relazioni primarie e a preservarle e proteggerle dal moloch totalitario della politica. Certo è stato un dirigente comunista, ma il suo pensiero, il suo acume, la sua profondità, la sua ricerca in grandissima parte sono sopravvissute alla fine del comunismo. Gramsci ancora oggi è l’intellettuale italiano del ‘900 più studiato nel mondo. Proprio a partire da Paesi che uno non immaginerebbe neppure come gli Stati Uniti.

 In un precedente post su questo blog riportavamo quello stralcio del documentario di Veltroni in cui si diceva che diversi giovani non conoscevano Enrico Berlinguer. A maggior ragione, forse non conoscono Gramsci..Tu hai studiato le opere ed il pensiero di Gramsci. Quali sono le parti sempreverdi del suo pensiero? 

Io l’ho studiato per passione, per corrispondenza nello stile di pensiero. Non a scuola. E’ stato una sorta di rapimento intellettuale. Penso non sia facilissimo accostarsi ai suoi scritti, non ha prodotto un’opera con un titolo, un inizio e una fine. Il suo è uno straordinario flusso di ricerca, pensiero e di esperienza di vita su cui è bello adagiare la propria mente. Ma forse è arrivato il tempo di farlo studiare anche nei programmi scolastici, nei corsi di storia e filosofia. Gramsci è un immenso teorico della politica, e faccio rientrare in questa espressione sia la filosofia che la scienza politica. Quello che per me è fondamentale è che non è un pensatore materialista: la dialettica centrale per lui non è quella servo/padrone ma quella dirigenti/diretti, non esiste nessun determinismo scientifico materialista negli avvenimenti storici, le condizioni materiali da sole non generano iniziative politiche. 

Puoi citarci qualche suo contributo, in tal senso?

Magistrale un suo articolo scritto a 26 anni sul giornale dei socialisti torinesi all’indomani dello scoppio della rivoluzione russa: “la rivoluzione contro il Capitale”, dove il Capitale con la maiuscola è il capolavoro di Carlo Marx che il giovane studente sardo vede completamente smentito dall’iniziativa russa. 

Su cosa si basa, allora, la politica per Gramsci?

Se quindi la politica non segue logiche meramente materiali su quali concetti poggia? La risposta di Gramsci è innanzitutto il partito politico, il “moderno principe”, secondo la famosissima definizione che richiama ed attualizza il pensiero di Niccolò Machiavelli. Certo, per il comunista Gramsci il partito politico è essenzialmente il partito della classe operaia ma sarebbe riduttivo pensare che sia il partito che si limita a fare gli interessi della classe operaia. Nella concezione di Gramsci il partito è quello che fa diventare la classe operaia classe dirigente. Per I meri interessi materiali della classe operaia ci sono i sindacati. E’ un’altra funzione che lui chiama “economico corporativa” per distinguerla da quella del partito che invece è “etico politica”. 

Ci sono ancora altri punti importanti del suo pensiero?

Vengo quindi al terzo grande concetto che a quasi 100 anni dalla sua elaborazione mostra ancora una vitalità e forza straordinaria: l’egemonia. Nella vulgata comune e molto anche grazie alle semplificazioni del pensiero cattolico, il concetto di egemonia è stato di fatto equiparato a quello di volontà di potenza e quindi considerato antitetico a quelli di libertà e pluralismo. Io non penso così. Egemonia, nella definizione che per la prima volta ho letto in un breve scritto di un importante dirigente del Pci, Aldo Tortorella, non è altro che “compiuta capacità di direzione”. Insomma egemonia è quando c’è piena consonanza tra dirigenti e diretti perché questi ultimi riconoscono e si riconoscono consapevolmente, chiaro, non perché manipolati, nell’azione dei dirigenti politici. Il contrario di egemonia quindi non è libertà ma è il contrario, è “dominio”, ovvero un potere esercitato dal dirigente solo con l’uso della forza e senza il consenso del diretto. Ecco, io penso che questi tre concetti, “il partito come moderno principe”, la distinzione tra la “fase economico corporativa e quella etico politica” e il concetto di egemonia siano ancora parole ricche di linfa vitale e di significato.

…continua nel prossimo post…

Giandiego Carastro

domenica 28 novembre 2021

Il Circolo PD di Monte San Vito verso il Congresso

CIRCOLO di MONTE SAN VITO: Enrico Berlinguer

CONGRESSO DI CIRCOLO PER L’ELEZIONE DEL SEGRETARIO E DEL DIRETTIVO DEL CIRCOLO E DEI DELEGATI ASSEMBLEA PROVINCIALE DI ANCONA

Carissime/i, con i Congressi di Circolo siamo chiamati ad eleggere il Segretario ed il Direttivo del Circolo, e a concorrere all’elezione del Segretario e dell’Assemblea della Federazione Provinciale del PD di Ancona, con l’obiettivo di determinare un rinnovato impulso politico organizzativo del Partito sul territorio, e per meglio rispondere ai molti problemi e alle giuste aspettative della nostra comunità. A tal fine, anche il nostro Circolo è chiamato a dare il suo sentito contributo alle scelte che il Partito Democratico saprà determinare, perciò Ti invito a partecipare all’ASSEMBLEA DEGLI ISCRITTI del nostro Circolo, convocata per:

Domenica 5 Dicembre, ore 09,30

Presso la sede del Circolo Via Beniamino Gigli

Agenda lavori: ore 9:30 Inizio lavori, a seguire:

1. Nomina dell’Ufficio di Presidenza dell’Assemblea;

2. Nomina dei componenti del Seggio elettorale;

3. Fissazione del termine per il deposito delle candidature e delle liste; [entro 20 minuti dall’avvenuto insediamento della presidenza del congresso]

4. Illustrazione delle piattaforme politico programmatica dei candidati a Segretario; [15 minuti ciascuno]

5. Illustrazione delle piattaforme politico programmatica dei candidati a Segretario di Circolo [15 minuni ciascuno, ovvero max 10 minuti ciascuno se più di uno];

6. Dibattito;

7. Votazioni : ore 10,30 inizio votazioni ore  12:15 termine delle operazioni di voto;

8. Scrutinio dei voti, proclamazione dei risultati e dei delegati eletti.

SI RICORDA CHE SONO OBBLIGATORI IL GREEN PASS E L’UTILIZZO DELLA MASCHERINA 

Data l’importanza dell’Assemblea, confidiamo nella presenza di tutti.


Monte san Vito, 28 novembre, 2021              Il Segretario del Circolo

                                                    Sticozzi Matteo


giovedì 25 novembre 2021

25 Novembre: "Oltre la violenza di genere"

Ci siamo, anche quest'anno è arrivata "la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne", nata per volere dell’ONU nel 1999 e celebrata ogni anno il 25 novembre. Nelle intenzioni di chi l'ha voluta c'era la volontà di ricordarci che la violenza di genere è purtroppo ancora una realtà molto diffusa e va combattuta, purtroppo la strada da percorrere sembra, dopo tanti anni, ancora drammaticamente lunga. Ed oggi, cosi come ogni anno, in tutto il Paese ci saranno eventi che vogliamo sperare che diventino importanti occasioni di riflessione e proposte concrete sul come fronteggiare questa vergognosa piaga sociale.

In occasione della Giornata internazionale della violenza contro le donne, il Viminale ha pubblicato online l'ultimo report "Omicidi volontari" curato dal servizio analisi criminale della direzione centrale della polizia criminale. Il quadro non è per nulla rassicurante. In undici mesi, dall'inizio dell'anno al 21 novembre in Italia sono stati commessi 263 omicidi, con 109 vittime donne, di cui 93 uccise in ambiti familiari. Di queste 63 hanno trovato la morte per mano del partner/ex partner. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, gli omicidi volontari sono cresciuti del 2% (nel 2020 erano stati 257), quelli con vittime di genere femminile dell'8% (101 le donne uccise lo scorso anno fino al 21 novembre). In crescita anche i delitti commessi in ambito familia-re/affettivo (+5%) che passano da 130 a 136 mentre le vittime di genere femminile au-mentano del 7% (erano state 87 un anno fa).

Come Circolo PD di Monte San Vito riteniamo che la Politica debba recuperare un ruolo centrale nella costruzione di una società migliore in cui vivere. Le comunità in cui viviamo ed operiamo (da Volontari) non sono esenti da questi drammi, dobbiamo avere una sensibilità sempre vigile ed attenta per fare in modo di creare tutte quelle connessioni utili alla prevenzione di ogni atto di violenza, siano essi fisici o solo verbali. Una attenzione che ci sentiamo di rivolgere alla Politica ed alle Istituzioni tutte, dalla quelle di quartiere sino a quelle Nazionali, un invito ad abbassare i toni e concentrare gli sforzi verso la difesa di tutte le fragilità.

Riguardo questo delicatissimo tema ci piaceva riportarvi, attraverso il racconto degli amici del Team BeSLab, un Convegno on line, tenutosi Sabato 20 Novembre 2021, dal titolo “Oltre la violenza di genere”.

"L’evento è stato patrocinato da Athena Studi Medici di Ancona, dal Centro Il Volo - Centro di Psicologia e Psicoterapia clinico di Reggio Emilia e dall’Ordine degli Assistenti Sociali delle Marche (soggetti che ringraziamo per aver creduto in noi del team BeSLab e soprattutto in questo progetto).

BeSLab nasce nel 2018 con l'intento di promuovere gli studi e le ricerche sul tema della comunicazione verbale e non verbale e l'analisi comportamentale. Il laboratorio ha sviluppato, in questi anni, numerose collaborazioni con enti pubblici e privati ed ha partecipato a diversi convegni nazionali ed internazionali. Il punto di forza di BeSLab è la capacità di trattare il tema della comunicazione a 360 gradi, concentrandosi sui diversi campi di applicazione delle tecniche scientifiche di analisi delle espressioni facciali e dei movimenti del corpo.

Il Convegno è stato organizzato in occasione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne ma… non abbiamo parlato solamente di donne! Questa Giornata segna l'inizio dei Sedici giorni di attivismo contro la violenza basata sul genere, che hanno lo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica e spingere ad agire per il cambiamento.

Abbiamo pensato di dedicare questo evento alla sensibilizzazione di alcune tematiche che ci stanno a cuore: Violenza di genere è anche discriminazione verso i disabili, verso il mondo lgbtqia+, verso i minori e tanto altro! 

Perché si celebra questa giornata?

Il 25 novembre del 1960 nella Repubblica Dominicana furono uccise tre attiviste politiche, le sorelle Mirabal per ordine del dittatore Rafael Leónidas Trujillo: Patria, Minerva e Maria Teresa sono passate alla storia con il nome di Las Mariposas (le farfalle) per la loro lotta in difesa dei propri diritti contro la dittatura di Rafael Leonidas Trujillo, a Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana; le sorelle Mirabal, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare, condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze furono stuprate, torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.

Nel 1981, durante il primo incontro femminista latinoamericano e caraibico svoltosi a Bogotà, in Colombia, venne deciso di celebrare il 25 novembre come la Giornata internazionale della violenza contro le donne, in memoria delle sorelle Mirabal.

Nel 1993 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato la Dichiarazione per l'eliminazione della violenza contro le donne ufficializzando la data scelta dalle attiviste latinoamericane e nel 1999 è diventata una ricorrenza istituita dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Il simbolo della lotta contro la violenza sulle donne sono le scarpe rosse soprattutto in Italia, “abbandonate” in tante piazze per sensibilizzare l’opinione pubblica. Il simbolo è stato ideato nel 2012 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas, la cui installazione è apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne uccise nella città messicana di Juarez.

“Oltre la violenza di genere”  ha visto la partecipazione di professionist* di rilievo che hanno trattato le varie tematiche:

* L’Avv. Lucia Paolinelli, Operatrice di Casa delle Donne di Jesi, è intervenuta sul “Il ruolo dell’Avvocata nei centri e sportelli antiviolenza”;

* Germana Pietrani Sgalla, presidente dell’Associazione Equity APS invece ci ha raccontato un progetto del 2007 che è purtroppo ancora attualissimo ovvero "Ancora Bulli in Ballo: la situazione del bullismo nelle scuole.";

* La Dott.ssa Paola Loreto ha esposto alcuni casi relativi a “La violenza sui minori: studio di casi pratici”;

* Il Dott. Luca Colussi, Antropologo ed Insegnante, esperto di Pakistan ha spiegato molto chiaramente la situazione nel Paese affrontando inoltre l’argomento “La violenza di genere: focus antropologico in Pakistan”;

* Erika Salici, Insegnante di Scuola Secondaria di Secondo Grado, ci ha riportato la situazione delle scuole italiane affrontando varie problematiche con “Prof, non ce la faccio più! Come riconoscere i segnali di allarme ed aiuto nel contesto scolastico”;

* La Dott.ssa Maria Inez Braga, Psicologa ed Operatrice di Casa delle Donne di Jesi, ha illustrato “L’aspetto invisibile della violenza contro le donne”;

* L’Avv. Maria Cristina Giuliodori, Collaboratrice alla Cattedra di Diritto dello Sport all’Università degli Studi di Macerata, Esperta in disabilità natatoria, ha sviluppato la problematica de “Il linguaggio discriminatorio nei confronti dei disabili”;

* La Dott.ssa Adriana Magnarini, Assistente Sociale, Coordinatrice del Centro di Salute Mentale di Senigallia ha concentrato il suo intervento su “La violenza di genere: un approccio multiprofessionale nelle attività di sostegno”;

* La Dott.ssa Giorgia Martelli, infine, ha focalizzato il suo intervento sull’aiuto all’uomo violento nelle relazioni affettive con “Oltre la violenza sulle donne: il maschio maltrattante”;

Questo Convegno così denso di tematiche è stato molto stimolante per tutti gli intervenuti, relatori e corsisti, e speriamo abbia acceso una piccola miccia che porti a collaborazioni in questi ambiti oltre che ad una maggiore sensibilizzazione verso le tematiche proposte.

Ringraziamo il Circolo del PD di Monte San Vito che ci ha dato l’opportunità di raccontare del nostro Convegno al quale abbiamo dedicato tanti mesi di preparazione."

Dott.ssa Paola Loreto

Criminologa, Sociologa, Esperta analista del comportamento e Mediatrice Penale, fondatrice di BeSLab

Dott.ssa Giorgia Martelli

Criminologa Clinica, Sociologa e Mediatrice Familiare, team BeSLab

Dott.ssa Silvia Sardi 

Esperta in analisi comportamentale e co-fondatrice di BeSLab

#25novembre #stopviolence                                                                        La Redazione

giovedì 18 novembre 2021

Contributi per la Migliore Politica: Gramsci e don Sturzo

Gramsci e don Sturzo

Il post precedente è stato dedicato a Palmiro Togliatti e ad Alcide De Gasperi. Ricordo che stiamo affrontando il tema dell’antifascismo a partire da figuredel PCI e della DC che vennero uccise, esiliate, imprigionate dal fascismo. Il seguente post vuole ricordare due figure di politici, che furono anche intellettuali: Antonio Gramsci e Don Luigi Sturzo.

Antonio Gramsci (1891-1937)

Fondatore del Partito Comunista d’Italia il 21 gennaio del 1921, a Livorno. 

Per cosa ricordare Gramsci

Va sicuramente ricordato per il concetto di “egemonia culturale”. Dal sito Pilloledigramsci, possiamo sintetizzarne una spiegazione nel mondo che segue:

- Quanto sia importante il loro ruolo nell'educazione delle classi culturalmente "inferiori", nella creazione di uno spirito critico comune, nel favorire ed incentivare la formazione di pensieri ragionevoli e logici da parte di più persone possibili.

- L'importanza cruciale della classe intellettuale di ogni società. Di quanto essa, attraverso i suoi esponenti, sia determinante nel forgiare il pensiero comune diffuso fra la cittadinanza. La classe intellettuale si manifesta in svariate forme: politici, università, giornalisti, filosofi, letterati, artisti e tante altre figure (oggi potremmo, a determinate condizioni, inserire anche gli influencer?)

- Quanto sia importante il ruolo del partito dell’educare le masse al confronto, all’aggiornamento, allo scambio dei saperi tra cultura accademica e cultura popolare.

Durante il ventennio fascista

Nel 1928, durante il cosiddetto “processone” contro di lui, il Pubblico Ministero affermò: "Per vent'anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare”.

Il fascismo e Gramsci

Cosa ha comportato per lui il fascismo? Ha comportatol’arresto, l’aggravarsi delle proprie condizioni di salute a cui è seguita la morte nel 1937.

Don Luigi Sturzo (1871-1959)

Fondatore del Partito Popolare Italiano il 18 gennaio del 1919, a Roma.

Per cosa ricordare Sturzo

Per aver intuito la urgenza di un partito di cattolici, programmatico e non clericofascista.

Aver rispettato la dimensione societaria della vita civile, dove né l’egoismo dell’individuo né le pretese dello Stato devono aver eccessiva voce in capitolo,

Aver creato una coscienza europea sui temi della libertà e della democrazia, in tempi di guerre, discriminazioni, lager.

Aver valorizzato la analisi rigorosa dei fatti, prima di esprimere giudizi ideologici

Durante il ventennio fascista

Fu costretto all’esilio, prima in Inghilterra e poi in America, dimettendosi da Segretario del Partito Popolare Italiano.

Il fascismo e  don Sturzo

Cosa ha comportato per lui il fascismo? Ha comportato l’esilio, il ripudio della Santa Sede, la perdita di ogni reputazione non solo politica, ma anche ecclesiale (e per un sacerdote questo è causa di grave sofferenza morale)

Conclusione

L’intellettuale è colui che può aiutare gli iscritti del PD ad interpretare la realtà che stiamo vivendo, che ha coscienza storica e consapevolezza culturale. Può sembrare un tema astratto, ma su di esso si è svolta una Agorà democratica, lo scorso 8 novembre. Il titolo era  “Chi ci aiuta a pensare la realtà?” e sono intervenuti iscritti e non iscritti da Venezia, Roma, dalla Toscana, da Parigi ed anche dalla Germania. On-line, ci siamo chiesti quali intellettuali ci stiano aiutando a pensare la realtà per trasformarla secondo i principi di uguaglianza, libertà e giustizia. Non ci crederete, ma abbiamo parlato anche di Antonio Gramsci!!!

Questa coincidenza ci spinge  a continuare a studiare  il pensiero di Gramsci e di Sturzo.

Intervisteremo diverse personalità che hanno studiato i loro percorsi culturali e politici...

Per approfondire:

Fondazione Gramsci onlus

Homepage | Istituto Luigi Sturzo

Giandiego Carastro

mercoledì 3 novembre 2021

Giorno dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate

Il 4 novembre è il Giorno dell’Unità Nazionale e la Giornata delle Forze Armate.

Ricordiamo avvenimenti del secolo scorso, come il ruolo che le Forze Armate hanno avuto nella Prima guerra mondiale, portando a compimento il disegno risorgimentale: l’unione dei territori e dei popoli che hanno dato origine all’Italia.

Questa ricorrenza coincide con il centenario dalla traslazione della salma del Milite ignoto all’Altare della Patria, a Roma.  La salma è ignota perché non si conosce l’identità del soldato tumulato. Il milite ignoto voleva rappresentare il sacrificio dei soldati in ciascuna delle zone del fronte della Prima guerra mondiale: Rovereto, Dolomiti, Altipiani, Grappa, Montello, Basso Piave, Cadore, Gorizia, Basso Isonzo, San Michele,  tratto da Castagnevizza al mare. 

La scelta tra undici bare identiche venne compiuta da Maria Bergamas di Trieste, il cui figlio Antonio – disertore dell'esercito austriaco e volontario nelle fila italiane – era caduto in combattimento senza che il suo corpo potesse essere identificato. Il Feretro prescelto fu trasferito a Roma su ferrovia, con un convoglio speciale a velocità ridotta sulla linea Aquileia-Venezia-Bologna-Firenze-Roma, ricevendo gli onori delle folle presso ciascuna stazione e lungo gran parte del tracciato. Il 4 novembre di 100 anni fa più di trecentomila persone accorsero per quel giorno a Roma da ogni parte d’Italia per rendere omaggio al Milite Ignoto.

Sembrano episodi lontani, ma è necessario ricordare le gesta di quanti hanno dedicato la propria vita per la Patria: ciò ha permesso l’edificazione di uno Stato finalmente unito e libero.

Facciamo nostro il ringraziamento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alle Forze Armate, anche in questi mesi di crisi pandemica: “ (…) Soldati, Marinai, Avieri, Carabinieri, Finanzieri e personale civile della Difesa che, in questo stesso momento, state profondendo le vostre migliori energie al servizio del Paese, siate sempre degni del giuramento di fedeltà prestato alla Repubblica dinnanzi alla Bandiera, suo emblema unitario più rappresentativo, in nome e per l’affermazione dei valori di pace, giustizia e libertà (…)”.

Approfondimenti: Il Milite Ignoto - Difesa.it

Giandiego Carastro

lunedì 25 ottobre 2021

CONTRIBUTI PER LA MIGLIORE POLITICA: Togliatti e De Gasperi

COSA SIGNIFICA ESSERE ANTIFASCISTI OGGI?

Il post del 9 ottobre ha voluto costituire un’ introduzione alla discussione su cosa significhi essere antifascisti oggi, per un partito come il PD che da pochi anni inserito nel proprio Statuto un esplicito richiamo alla sua natura di partito antifascista.


Mai più fascismi:

Queste modeste riflessioni cercano di aiutare il partito a capire il senso di questo aggiornamento statutario.  Ricorderemo Togliatti e De Gasperi, Gramsci e Sturzo, Terracini e Donati. 

Durante l’ elaborazione di questi ultimi post, la cronaca ci ha mostrato come parlare di antifascismo sia quanto mai attuale: l’assalto contro la sede della CGIL nazionale sabato 9 ottobre, l’abbandono di una bomba molotov presso la sede della CGIL di Jesi ci spingono a proseguire in questo nostro scavo storico. Per una coincidenza, mentre noi iniziavamo a chiederci cosa significhi essere antifascisti, i sindacati CGIL-CISL-UIL hanno offerto delle risposte di popolo:  il 16 ottobre, infatti, le organizzazioni sindacali confederali hanno organizzato una manifestazione a Piazza San Giovanni a Roma denominata “Mai più fascismi”. Per gli organizzatori hanno preso parte 200 mila persone provenienti da tutta Italia, con 10 treni speciali ed 800 pullman. Sono intervenuti i rappresentanti nazionali di CGIL, CISL, UIL, Landini, Sbarra, Bombardieri. Per il leader della CGIL, Landini, le forze che si richiamano al fascismo e che usano la violenza devono essere sciolte. Si è antifascisti per garantire la democrazia di tutti e i princìpi della nostra Costituzione. Quella di Piazza San Giovanni non è stata una piazza di parte, ma una manifestazione a difesa della democrazia di tutti. Anche diversi sindacati in Europa e di altre parti del mondo (v. il Brasile) hanno manifestato la propria solidarietà.

Il 9 ottobre avevamo iniziato a raccogliere alcune domande che ci serviranno da bussola per capire cosa significa essere antifascisti oggi, dopo aver ricordato alcune vicende del secolo scorso: torniamo dunque a fare memoria di una figura del PCI e di una della DC.  Questo post è dunque dedicato al ricordo di Palmiro Togliatti ed Alcide De Gasperi. 

Palmiro ed Alcide sono due figure agli antipodi per scelte politiche: la Storia ha voluto che fossero prima alleati nei primi Governi della Repubblica e poi ruvidi avversari in vista delle elezioni del 18 aprile del 1948 (Si racconta l’aneddoto di Togliatti che avrebbe voluto prendere a calci nel sedere Togliatti, una volta vinte le elezioni). Due figure diverse, ma che esprimono un’ idea altissima di politica: non a caso sia Togliatti che De Gasperi oltre a fare politica, ne scrivevano…e molte loro riflessioni sono state poi attuate nella realtà.

Dati biografici di Palmiro Togliatti

Nasce a Genova nel 1893. Aderì al Partito comunista d’Italia nel 1921. Nel 1927 divenne Segretario del partito e ricoprì questa carica fino alla morte, il 21 agosto del 1964. Nel 1934 si trasferì a Mosca; rientrò in italia nel 1944 e promosse la collaborazione delle forze antifasciste. Fu Vicepresidente del Consiglio dei Ministri dal 1944 al 1945 e poi ministro della Giustizia (1945-1946).  Fu membro della Costituente e dal 1948 deputato.

Durante il ventennio fascista

Lo storico Giuseppe Vacca ha delineato alcune caratteristiche dell’opera intellettuale e politica di Palmiro Togliati, noto con l’appellativo di Il Migliore.

L'analisi del fascismo costituì il suo maggior contributo al dibattito dell'Esecutivo del Comintern ( la Terza Internazionale comunista). 

Nel VI Congresso dell'Internazionale (agosto-settembre 1928) egli si oppose alla equiparazione della socialdemocrazia al fascismo e alla politica del "terzo periodo", che riformulava la strategia dell'Internazionale come lotta "classe contro classe" e prospettava la ripresa immediata di una ondata rivoluzionaria, nella quale i partiti comunisti avrebbero dovuto prepararsi all'insurrezione.

Nei primi mesi del 1935 tenne il corso sugli avversari, destinato ai quadri del PCd'I presenti a Mosca. La parte principale di quel corso fu dedicata all'analisi del fascismo.Le Lezioni sul fascismo furono pubblicate per la prima volta nel 1969 e sono considerate l'analisi più approfondita del fascismo fra quelle svolte dai suoi contemporanei.

Togliatti divenne una figura eminente del comunismo internazionale e in questo ruolo, nel 1936, assolse il compito di sostenere con l'attività di propaganda il processo contro l'opposizione trockista, che si concluse con l'esecuzione di Kamenev e Zinov´ev inaugurando la stagione del Grande Terrore.

Nell'articolo Sulle particolarità della rivoluzione spagnola, pubblicato nell'ottobre del 1936, veniva formulata per la prima volta la concezione della "democrazia di tipo nuovo": essa prevedeva una strategia di accesso al potere diversa da quella sperimentata in Russia nel 1917, realizzata con il consenso democratico e non con un putsch, e una forma di stato pluralistico, nel quale le classi lavoratrici avrebbero potuto esercitare la direzione politica senza dover/">dover ricorrere alla dittatura.

Il fascismo e Togliatti

Cosa il fascismo ha comportato per la  vita di Palmiro Togliatti? Ha comportato moltissimi anni di esilio dall’Italia.

Dati biografici di Alcide De Gasperi

Nel 1881 nasce a Pieve Tesino, quando il Trentino era parte dell’impero austro-ungarico. Segretario del Partito popolare italiano nel 1924, e poi fondatore del partito Democrazia Cristiana. Una volta liberato il Sud Italia ad opera delle forze anglo-americane, De Gasperi entrò a far parte in rappresentanza della Democrazia Cristiana (DC) nel Comitato di Liberazione Nazionale. Fu Presidente del Consiglio di 8 successivi Governi di coalizione dal dicembre 1945 all'agosto 1953.

Durante il ventennio fascista

Nella prima composizione del governo Mussolini il PPI era rappresentato da due ministri, quindi anche De Gasperi, il 16 novembre 1922, gli votò la fiducia. Già nell'aprile 1923 tuttavia, i ministri del Partito Popolare Italiano ne uscirono su impulso del loro segretario Sturzo. Il 20 maggio 1924 assunse la segreteria del Partito Popolare portando il partito su posizioni di opposizione al fascismo, tanto da farlo aderire in blocco alla secessione aventiniana. Il 9 novembre del 1926, dopo l'approvazione delle leggi eccezionali del fascismo (regio decreto 6 novembre 1926, n. 1848), il Partito Popolare Italiano fu forzatamente sciolto dal regime. Riporto da Wikipedia: Nel settembre del 1942, quando la sconfitta del regime era di là da venire, De Gasperi iniziò ad incontrarsi clandestinamente con altri esponenti cattolici nell'abitazione di Giorgio Enrico Falck, per discutere e approvare il documento, redatto da De Gasperi, "Le idee ricostruttive della Democrazia Cristiana", considerato l'atto di fondazione ufficiale del nuovo partito. Lo stemma del nuovo partito fu lo stesso scudo crociato che era stato adottato precedentemente dal Partito Popolare di Sturzo. Negli anni novanta, la Chiesa cattolica ha avviato la causa di beatificazione di Alcide De Gasperi.

Il fascismo e De Gasperi

Cosa ha comportato per lui il fascismo? Ha comportato l’arresto, la disoccupazione, l’ isolamento morale, l’essere continuamente sorvegliato dalla polizia. 

… Nel prossimo post ricorderemo Antonio Gramsci e don Luigi Sturzo…Nel frattempo, una conclusione provvisoria …

Quando amici e conoscenti ci chiederanno perché è importante essere antifascisti, potremmo rispondere …”perché il fascismo ha negato la democrazia liberale,  soppresso i partiti, approvato le leggi contro la razza, condotto il Paese nel disastro della seconda guerra mondiale”, ma anche “perché ha  privato della libertà persone come il Migliore ed il Santo di Pieve Tesino”.

Per approfondire:

La voce dedicata a Palmiro Togliatti scritta da Giuseppe Vacca: Togliatti, Palmiro nell'Enciclopedia Treccani

Alcide De Gasperi - Wikipedia

Palmiro Togliatti, il migliore - Collettiva

De Gàsperi, Alcide nell'Enciclopedia Treccani

Pietro Scoppola, La proposta politica di De Gasperi, il Mulino.

Giandiego Carastro



sabato 9 ottobre 2021

CONTRIBUTI PER LA MIGLIORE POLITICA: COSA SIGNIFICA ESSERE ANTIFASCISTI OGGI?

Ebbene sì, questo ciclo di divulgazione storica volge al termine…

Dallo scorso febbraio, abbiamo iniziato a rivolgerci alle lettrici ed ai lettori di questo blog, proponendo la memoria di una coppia di politici del Novecento, legati al PCI ed alla DC . Abbiamo attraversato  decennio, a partire dagli anni Novanta, con Achille Occhetto e Mino Martinazzoli… 

Questa piccola fatica divulgativa si compone sinora di quasi 20 post ed ha l’obiettivo sfidante di contribuire ad aumentare la qualità dell’ offerta formativa del PD nei confronti di iscritti, elettori, dirigenti…

In questi mesi, abbiamo incrociato figure di donne ed uomini che hanno fatto la storia del Novecento e tramite la loro biografia abbiamo affrontato temi di attualità come il ruolo delle donne, il lavoro oggi, il ruolo dei sindaci, la lotta alle mafie…

Adesso mancano tre coppie di figure di rilievo per  PCI e DC da sottoporre alla Vostra attenzione. 

Abbiamo scelto di unire queste ultime narrazioni con una parola chiave: ANTIFASCISMO. Tratteremo, infatti, degli anni Quaranta, Trenta e Venti del secolo scorso.

Per non spendere parole superficiali, si premette la opportunità di ricordare le tante vittime del fascismo e del nazismo in Italia, a partire dai giovani condannati a morte, le cui lettere sono un documento di cultura civile, prima ancora che politica, da preservare e rileggere periodicamente.

Inoltre, come suggerisce il segretario del circolo Matteo: “ Occorrerà approfondire il contesto storico:  l'idea di Mussolini sulla creazione di un uomo nuovo italico, poi ripresa da Hitler nel 1933;  le mire imperiali che hanno portato alla conquista e al milione di morti in Eritrea con i primi campi di concentramento in Libia e le deportazioni degli arabi fino alle isole Tremiti; l'uso del gas nervino da parte di Graziani per piegare la resistenza libica con l’ avallo di Mussolini. Bisognerà raccontare i costi di vite umane e materiali inflitti all'Italia e al mondo tramite il nazismo figlio del fascismo: l'umiliazione dell'essere umano”.

La impresa culturale è vasta, molto al di sopra di questo blog, ma sembra che anche l’attualità la reclami…

Iniziamo,dunque…e lo facciamo con una domanda introduttiva: Cosa significa esser antifascisti oggi? 

Azzardo alcune risposte, in forma volutamente aperta:

Significa conoscere e far conoscere la storia della dittatura fascista sotto il Re Vittorio Emanuele III? Significa conoscere le vicende della Seconda Guerra Mondiale?

Significa aver avuto famigliari uccisi, percossi, incarcerati dai nazifascisti?

Significa impegnarsi a non presentare nelle liste elettorali persone nostalgiche del Ventennio?

Significa iscriversi all’ANPI?

Significa lottare per l’uguaglianza e la dignità di ogni persona, contro tutte le discriminazioni?

Significa partecipare con convinzione e con le bandiere del PD alle celebrazioni per il 25 aprile?

Significa sottoscrivere le proposte di legge di iniziativa popolare contro i cimeli del ventennio?

Significa aderire alle manifestazioni popolari come le spaghettate antifasciste?

Significa opporsi ai sovranismi?

Significa essere antirazzisti?

Significa denunciare il clima di odio che su Internet viene scatenato dagli odiatori di professione contro gli ebrei, le donne, gli stranieri, le persone omosessuali?

Significa impegnarsi nei partiti che si ispirano espressamente ai valori della Costituzione repubblica (nata dalla lotta ideale contro il fascismo) e non hanno paura di dirlo?

Significa promuovere l’ educazione alla Costituzione, alla cittadinanza, alla educazione civica nelle scuole di ogni ordine e grado?

Significa fare i conti con la propria storia di famiglia, come la filosofa Michela Marzano, nel recente libro Stirpe e Vergogna, Edizioni Rizzoli?

Per chi scrive, non si tratta di domande retoriche. Per due motivi: innanzitutto perché i sondaggi ci dicono che l’elettorato italiana ha sempre voglia dell’uomo forte al comando, anche a discapito delle libertà democratiche. In secondo luogo, perché il PD di definisce un partito antifascista (faccio riferimento ad una recente modifica dello Statuto nazionale del partito, che ha inserito espressamente il richiamo all’antifascismo. Anche l’Assemblea Regionale del PD introdurrà questo richiamo all’antifascismo nel proprio Statuto Regionale).

Per provare a scrivere cose non banali sull’argomento, proseguiremo come abbiamo fatto sinora, partendo dalla storia: dedicheremo gli ultimi tre post di divulgazione storica a tre coppie PCI e DC: 

Palmiro Togliatti ed Alcide De Gasperi; 

Don Luigi Sturzo ed Antonio Gramsci; 

Umberto Terracini e Giuseppe Donati. 

Ricorderemo non solo il loro contributo alla storia della libertà in Italia, ma anche al modo in cui affrontarono il ventennio fascista, subendone le conseguenze sulla propria pelle con la morte, la prigionia, l’esilio…

Infine, proveremo a rispondere alle domande sopraelencate, coinvolgendo dirigenti, militanti del partito, docenti, storici, personalità della società civile, al fine di arricchire la nostra indagine…

E’ un finale di ciclo non facile, impegnativo, ma speriamo utile ed arricchente, coinvolgente e calato nell’oggi..

Link:

antifascismo nell'Enciclopedia Treccani

Contro il fascismo - Giacomo Matteotti - Libro - Garzanti - I piccoli grandi libri | IBS

Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza italiana | Banca dati INSMLI

Italiani, brava gente? - Angelo Del Boca - Libro - Neri Pozza - I colibrì | IBS

Fascismo e società. Storia d'Italia del XX secolo - Pietro Scoppola - Libro Usato - Editalia - | IBS

Autobiografia del fascismo, Renzo De Felice. Giulio Einaudi Editore - ET Storia

Ma perché siamo ancora fascisti? Un conto rimasto aperto - Francesco Filippi - Libro - Mondadori Store

Michela Marzano: «Mio nonno era fascista» - L'Espresso (repubblica.it)

Giandiego Carastro




domenica 3 ottobre 2021

CONTRIBUTI PER LA MIGLIORE POLITICA Intervista all’avv. Laura Carnevali ed al sindacalista Donato Acampora 2° parte

Seconda PARTE

Proseguiamo l’intervista iniziata con il post precedente:  continuiamo ad ascoltare due voci che vivono sulla propria pelle le contraddizioni del mondo del lavoro, o meglio dei lavori: l’avv. Laura Carnevali ed il sindacalista CISL Donato Acampora.

Scuola ed Università, cosa possono fare per i giovani?

Risponde Laura: Occorrerebbe che le scuole e le università aiutino i giovani ad entrare prima nel mercato del lavoro. Per me, i ragazzi dovrebbero essere immessi prima nel mondo professionale, con stage e borse studio, già a 23/25 anni così da poter prendere contatto con il mondo lavorativo, acquisendo esperienza, professionalità e rivendibilità per il futuro. Ecco perché credo fortemente che anche il mondo universitario vada ripensato, o meglio sarebbe opportuno che tutte le Università italiana fossero capaci di offrire ai loro studenti sbocchi professionali ed un maggior contatto con le aziende presenti sul territorio, così da facilitare agli stessi l’ingesso nel mondo professionale. Tutti abbiamo diritto di trovare bei posti di lavoro, ben retribuiti, stimolanti e professionalizzanti; basta pensare che solo chi studia alla Bocconi o alla Luiss sia in grado di effettuare la scalata sociale e professionale.

Risponde Donato: Università e mondo del lavoro sono spesso percepiti come mondi distanti, incapaci di comunicare. Spesso, lo studente, sia durante il percorso scolastico che universitario, si ritrova abbandonato a sé stesso e si riscopre- almeno questa è la sensazione più comune- privo di quegli strumenti e collegamenti utili che lo avviino nel mondo del lavoro. Questo problema occupazionale, a mio avviso, affonda le sue radici in una mancanza di strategia a monte: per gli studenti delle superiori manca difatti, o è molto debole, una guida all’orientamento nella scelta dell’Università giusta che potrà garantire il lavoro del futuro. Analisi di mercato simili possono guidare ed aiutare non solo gli studenti, ma un intero Paese, formandone le competenze per le sfide future. 

Quale il ruolo dei sindacati confederali in questa difficile transizione?

Risponde Laura: Alla luce delle continue crisi, le Marche hanno preso molti schiaffi - dal 2008 ad oggi, tra crisi finanziaria, bancaria, terremoto e Covid – ed i contorni della sicurezza sul lavoro, della giusta retribuzione, della dignità si sono fatti più sottili. Per anni abbiamo sentito dire che le crisi si risolvevano tagliando salari e diritti. Il risultato è stato quello di impoverire tutta la Regione. La realtà ha ampiamente smentito questa tesi, perché è dimostrato dai dati che le aziende che hanno avuto un maggior successo sono quelle che hanno saputo innovare, coinvolgere il territorio, ma anche promuovere processi partecipativi attraverso relazioni sindacali di qualità, ovvero hanno valorizzano le professionalità nella ricerca del miglioramento del benessere lavorativo e formato i lavoratori, creando così un’occupazione di qualità, stabile, adeguatamente remunerata e tutelata.

Parole chiave di una nuova economia ad alto tasso di innovazione sono: il digitale, la transizione energetica, l’economia circolare, la sostenibilità, l'ambientale… queste realtà si contrappongono all’imprenditoria poco illuminata ed a un capitalismo parassitario sempre alla ricerca, a suon di delocalizzazioni, di un proprio paradiso a scapito dell’inferno in terra per qualcun altro. Diversamente i diritti sociali, il lavoro tutelato e di qualità, soprattutto per donne e giovani, sono e saranno necessari per ricomporre un tessuto sociale che l’emergenza Covid ha messo e sta mettendo tutt’ora a dura prova, solo così si potrà rilanciare lo sviluppo e la crescita della nostra Regione. Dai sindacati mi aspetto, quindi dibattiti più accesi, non solo verso le aziende, soprattutto con il mondo politico: è ora che l’abbassamento del cuneo fiscale sugli stipendi diventi un tema caldo, cosìcché siano finalmente garantiti anche nel Bel Paese (come nel resto dei Paesi dell’UE) salari più alti e adeguati al livello della vita in costante rialzo.

Risponde Donato: Sarò netto, il ruolo del Sindacato senza una Politica capace di ascoltare e recepire è nullo, anzi rischia di avere un impatto sociale devastante, soprattutto in un momento come questo, per la comunicativa di contrasto che gli attori in causa a quel punto andrebbero, per parte e per ruolo, a mettere in atto. E’ il momento della concretezza, anche per meglio investire sul futuro grazie ai fondi del Recovery Fund. Da subito una netta riforma delle Pensioni superando definitivamente, e senza inequità, la legge Fornero, in essa prevedere uscite con maggiori flessibilità, specifiche condizioni per le Donne, e garanzie per i giovani; un nuovo patto Sindacati-Governo-Aziende che rinnovi l’attenzione alla sicurezza sui luoghi di lavoro, lo slogan “basta morti sul lavoro” diventi un azione concreta che anticipi gli eventi; una riforma equa del fisco come importante strumento di redistribuzione che favorisca finalmente e realmente i redditi più bassi da lavoro dipendente, quelli che le tasse le hanno sempre pagate. Uno dei limiti che ho sempre riscontrato nel Sindacato, e lo dico dall’interno, è quello di restare troppo ambiguo su temi spesso centrali, oggi ad esempio serve coraggio nel dire che Vaccino e Green Pass sono la chiave per continuare a crescere ed evitare nuove drammatiche chiusure, ma va detto, e con chiarezza; cosi come da tempo serve coraggio nel dire che le competenze vanno premiate, ma bisogna dirlo e nel contempo farlo. L’ambiguità potrà anche garantire al Sindacato un numero maggiore di tesserati, ma non garantisce un futuro al nostro Paese.

Come il PD sta per voi seguendo la tematica del lavoro?

Risponde Laura: Credo fortemente che il nostro partito debba continuare a rimarcare a livello governativo i temi del lavoro mettendoli, come sta facendo, al primo posto.  Un partito serio come il PD deve operare per risolvere i problemi, come sta facendo il ministro Orlando, a differenza della destra che incita il dissenso, non propone idee fattibili,ma alza la voce su tematiche che stanno a cuore alle persone solo per acquisire ì consensi.  Penso al  tema degli stipendi, dell’abbattimento del cuneo fiscale, del mettere un freno ai costanti rialzi delle bollette, del carburante (ricordo che Salvini nel Governo Conte 1 affermava che avrebbe eliminato le accise sui carburanti, beh, non l’ha MAI FATTO!!!) Peraltro questi aumenti di bollette/carburante colpiscono tutti anche perché non sono proporzionali ed è quindi giusto che il Governo intervenga. Mi aspetto, quindi, un partito più tra la gente, che faccia emergere il suo programma e la linea di pensiero, che parli di più agli italiani, continuando a pensare ai più fragili e alle grandi battaglie, come lo ius soli.

Importante la posizione del PD critico verso il RDC nella strutturazione attuale, cosa che ha sempre segnalato, e che ritorni allo spirito del REI (reddito di inclusione del Governo Gentiloni) e, soprattutto, l’attivazione di strumenti specifici indirizzati alla inclusione lavorativa per giovani e disoccupati. Occorrerebbe pensare anche ai sussidi di disoccupazione ovvero a meccanismi in grado di supportare chi perde il lavoro e, al contempo, che i centri per l’impiego siano più tagliati a favorire il ricollocamento di queste persone nel ciclo produttivo.

Un partito che parli di più della “questione degli immobili” in Italia, riforma questa necessaria per ridurre le disuguaglianze ancora oggi esistenti sugli immobili. Ricordo che il sistema attuale non distingue la differenza di valore tra un immobile, a parità di vani, situato al centro di una città o in periferia, invece il valore commerciale dei due è differente!! Ecco quindi che non si tratta di aumentare la tassa sulla casa, ma di ridistribuire i carichi in base al valore vero di mercato. Questo va a beneficio dei cittadini, diversamente oggi il vantaggio è a favore dei più ricchi che dispongono di immobili di valore elevato.

Un partito che dia voce anche alle piccole partite IVA e le PMI, perché non sono i nuovi ricchi, il mondo autonomo non è più quello degli anni ’60 e come tale va ripensato. Vorrei che il partito alzasse di più la voce sulla condizione dei lavoratori, dalla questione dell’abbassamento del cuneo fiscale sul lavoro, a come reimmettere le persone che perdono il loro posto di lavoro (anche a 50 anni) nel mercato… questi dibattiti devono diventare sempre più presenti all’interno delle aule parlamentari. Bisogna far sì che la politica si impegni a favorire le condizioni affinché le imprese aumentino i posti di lavoro e ciò proprio a partire dall’abbassamento del fisco sulle imprese, oltreché dalla riduzione delle trattenute in busta paga, altrimenti non stupiamoci se le grandi imprese (che peraltro hanno importante offerta di manodopera) preferiscono delocalizzare altrove le aziende. Bisognerebbe cercare di far alzare il livello reddituale e salariale dei cittadini, invece di cercare escamotage per creare tassazioni e rincari, ultima tra tutte la tassa sul carboidrato visto il periodo di siccità che ha interessato l’Italia a causa del cambiamento climatico!

Risponde Donato: Il tema “lavoro” è di una complessità inaudita, da sempre il PD prova a muoversi in questa giungla ma, a mio avviso, con azioni spesso troppo soft che non spostano di molto, soprattutto nella percezione di lavoratori ed imprese, l’asticella della competitività. Bene sul cuneo fiscale, un primo passo, ma da solo non esaustivo, serve proseguire rivedendo tutto il tema della tassazione del lavoro, sia verso i lavoratori sia verso le imprese, in special modo per le nuove assunzioni. Incentivi che mirino ad un occupazione buona, stabile, che dia garanzie di reddito e di futuro. Altro tema caldo riguarda le delocalizzazioni, per combatterle serve creare condizioni ed infrastrutture che rendano virtuoso investire nel nostro Paese. Al momento vedo solo tanta demonizzazione e poco realismo verso le imprese, lasciamo gli spot elettorali ai partitini di destra e ritroviamo lo spirito costruttivo intorno al quale nasce il PD. La crescita del nostro paese passa attraverso il suo grado di coesione sociale e la difesa e la creazione di lavoro, distribuendo cosi i benefici dei fondi europei, in questa direzione vanno individuate le giuste soluzioni. Dobbiamo crederci di più.

In conclusione, quali sono le principali riforme che Vi attendete?

Risponde Laura: Mi aspetto norme sull’abbattimento del cuneo fiscale, misure a sostegno di chi perde li lavoro per un certo arco temporale breve (es. un anno), questo finché i centri per l’impegno (sempre entro un anno) non siano in grado di reimmettere le persone (di qualsiasi età) che perdono il posto di lavoro sul mercato. Occorre, quindi, effettuare un generale miglioramento e un perfezionamento delle strutture che già abbiamo.

Risponde Donato: Il tema principale, quando si parla di riforme, sono le risorse economiche di copertura e sono convinto che trovare e destinare le risorse ad un determinato tema non sia un fatto tecnico ma assolutamente politico. Servirà una riforma solidale degli ammortizzatori sociali che esca dall’ottica del corporativismo. Una riforma strutturale dei centri per l’impiego anche assorbendo le attuali agenzie, private, per il lavoro interinale: bisogna uscire dall’ottica della riduzione selvaggia dei costi ed abbracciare la più proficua e prospettica ottica della competenza. Serve una definitiva e solidaristica riforma delle Pensioni (lo accennavo prima) che metta al centro i giovani e le donne. Vanno individuate soluzioni che permettano di superare le disuguaglianze create dalla sperimentale “quota 100” evitando però di tornare alla Fornero, ormai fuori dai radar di tutte le forze politiche. Ci sono già importanti indicazioni che escono dal lavoro dalla Commissione lavoro della Camera (presieduta dal PD Cesare Damiano) che sta svolgendo un lavoro capillare individuando le categorie usuranti, ne sono state individuate già oltre 25, che consentirebbero un uscita anticipata dal lavoro… è solo l’inizio di una discussione e di un lavoro, politico, che si preannuncia comunque molto lungo e complicato (le sensibilità in campo sono molto diverse e spesso troppo attratte dal consenso). Nelle ultime riforme pensionistiche si è sempre parlato di Patto tra le generazioni, è ora di dare il giusto valore a questa affermazione individuando una formula che, al netto delle categorie usuranti, garantisca tutti, in special modo le nuove generazioni. Serve finalmente una concreta riforma del Fisco che riesca ad abbattere il muro dell’evasione, un macigno che affossa il nostro bilancio, anno dopo anno. Non ultimo serve una “legge elettorale” che da un lato sia capace di garantire a chi vince le elezioni condizioni concrete di governabilità e dall’altro garantisca alle opposizioni strumenti concreti di dialogo.

Ringraziamo Laura e Donato per queste preziosi riflessioni!!!

Giandiego Carastro